|
Il periodo
della Restaurazione
Alla caduta dell'Impero Napoleonico, per disposizione del Congresso
di Vienna del 1814, il Giglio tornò ai Lorena il Granducato
era retto da Ferdinando III.
Gli succedette Leopoldo II, suo figlio, che visitò personalmente
il Giglio e prese a cuore le sorti della popolazione. Fece costruire
un altro mulino a vento al Pianello, un acquedotto che conduceva
l'acqua della sorgente di San Giorgio al Porto ed una fontana
per incrementare le comunicazioni con il continente, fece costruire
un piroscafo che viaggiava in determinati giorni della settimana;
istituì la guardia civica.
Il Risorgimento
II Giglio, soprattutto negli ultimi anni, era passato da una dominazione
all'altra. I gigliesi, dato l'isolamento, non erano sempre al
corrente di ciò che avveniva sul continente. A tal proposito
è curioso ricordare l'episodio, del 1859, dell'annuncio
dell'annessione della Toscana al Regno di Sardegna, narrato da
Cune Paolicchi nella Storia dell'Isola del Giglio.
"... interessante conoscere come fu portata al Giglio la
notizia e come venne accolta dagli abitanti. La famiglia Mai del
Castello portò per più di un secolo la posta con
un veliero da Santo Stefano a Giglio Porto. L'ultimo dei suoi
postini fu Ansano Mai, che, nel '59 era un ragazzo. L'isola non
aveva telegrafo, sicché il veliero postale, partito dal
Giglio, entrò in S.Stefano con la bianco-rossa bandiera
granducale a poppa. Il capitano di porto, dalla banchina, si sbracciava
a far segni, ma quei di bordo non capivano appena attraccati gridò
loro: Mettete via quella bandiera! Poi narrò quanto era
avvenuto e dette ai postini due bandiere tricolori, una per il
veliero e una da portare al Comune. Giunti al Porto, babbo Mai
dette al figlio Ansano il bandierone per il Comune, la novità
com'era naturale,
mise le ali ai piedi del ragazzo che s'inerpicò per l'erta
sventolando il suo tricolore. Incontro a lui si fece molta gente,
tutti quelli che non erano in campagna ai lavori, a capo della
piccola folla c'era il prete-maestro Giudici, infama di liberale,
che afferrato il tricolore si mise a urlare e far dimostrazioni
per le vie del Castello, facendo uscir tutti dalle case. Così
un ragazzo portò al Giglio la notizia di un nuovo governo
e il simbolo della più grande patria nascente".
Nonostante l'esiguo
numero di elettori residenti, anche al Giglio, l'11 maggio 1860,
si effettuarono le elezioni a Suffragio Universale per l'annessione
al Regno di Italia.
"Regnando
S.M. Vittorio EmanueleII
Real governo della Toscana
Vista la deliberazione
del Comune dell'Isola del Giglio, dalla quale emerge che il numero
degli elettori non giunge ai 40.
Considerando che nelle condizioni eccezionali di quegli abitanti
non sarebbe compatibile l'aggregazione del Comune stesso ad altre
sezioni, e quindi occorre uno speciale provvedimento che renda
agli abitanti stessi possibile l'esercizio del diritto elettorale.
Decreta
Art. 1°- II Comune dell'Isola del Giglio si costituirà
in sezione separata e distinta qualunque sia il numero degli iscritti
nelle liste per compiere le operazioni elettorali, e trasmetterà
lo scrutinio al capo del Collegio di Grosseto.
Art. 2° - II Ministro dell'Interno è incaricato della
esecuzione del presente Decreto.
Dato lì 20 marzo 1860.
Il Presidente del Consiglio dei Ministri, e Ministro dell'Interno
f. Ricasoli.
Il Ministro della Pubblica Istruzione f. Ridolfi".
Nello stesso giorno partì, da Quarto (Genova), la spedizione
dei Mille, comandata dal Generale Giuseppe Garibaldi, con lo scopo
di liberare dal dominio dei Borboni il Regno delle Due Sicilie.
Anche un gigliese prese parte a tale impresa. Ciò è
dimostrato dal testo dell'"0mbrone", un giornale locale
maremmano, del 17 novembre 1878, che così cita:
"La Gazzetta Ufficiale del Regno pubblica l'elenco alfabetico
dei componenti la spedizione di Marsala. Essi furono 1089. 78
di loro morirono nei fatti d'arme della spedizione, ecco gli uomini
della nostra provincia che presero parte alla spedizione: ...Pini
Pacifico del Giglio ... "
Non esistono pubblicazioni che trattano ampiamente questo periodo
storico, comunque, con l'aiuto del dottor Armando Schiaffino,
è stato scoperto che questo fu un periodo di recessione
per il Giglio: i gigliesi erano abituati alle agevolazioni concesse
dai Granduchi di Toscana infatti non pagavano tasse, ricevevano
spesso sussidi ed aiuti in caso di necessità.
Con l'annessione al Regno d'Italia dovettero iniziare a pagare
le tasse e persero alcuni privilegi.
Risale a questo periodo la cessione di terreni incolti, sui quali
i proprietari non volevano pagare le tasse. Questi venivano intestati
al Demanio dello Stato per possessore ignoto.
|