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Fauna
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Gabbiano reale: Stupendo vederlo in volo, I gabbiani sono ottimi nuotatori e fanno parte del paesaggio marino. Fendono l'aria battendo lentamente le ali, sfiorano l'acqua con larghe virate, si tuffano improvvisamente per raggiungere sott'acqua la preda che hanno individuata. Volano in modo meraviglioso, ma non veloce. Sfruttano le correnti d'aria che li aiutano a salire e a scendere, senza quasi muovere le ali. Si può dire con certezza che quando volteggia nel cielo nuvoloso, e si dirige verso la terra, la tempesta sta per arrivare. Gridano frequentemete con suoni rauchi, stridenti. Nidificano sul suolo o sulle rocce.  Il loro nido è fatto con erbe secche e detriti portati dalle onde. Le uova, punteggiate di verde, sono covate, alternativamente da entrambi i genitori. I piccoli nascono dopo tré settimane di cova. Sono rivestiti da un piumino morbido e folto, di colore grigio a macchiette nere, si comportano diversamente secondo l'ubicazione del nido. Se questo è a terra, appena escono dall'uovo se ne vanno a zampettare sulla spiaggia ancor prima che le penne delle ali siano completamente formate se il nido è sulle scogliere scoscese, non si allontanano. Il gabbiano è onnivoro va alla ricerca del cibo in gruppo e mangia qualsiasi tipo di rifiuti. I piccoli, all'inizio, vengono nutriti con cibi predigeriti dai genitori e poi rigurgitati. I gabbiani sono uccelli accorti, ma non temono l'uomo: si trovano infatti in tutti i porti. Seguono le navi in vicinanza delle coste e amano la compagnia dell'uomo. La presenza sul versante sud orientale dell'isola aumenta in maniera considerevole nel periodo da Marzo a Giugno per la cova dell uova.
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La foca monaca è ormai in estinzione nel Mediterraneo: ce n'è qualcuna in Sardegna o in Corsica, poi non se ne vedono più in nessun posto. Ma ancora oggi sull'isola, durante il periodo invernale, se ne notano due meravigliosi esemplari. Forse sono un maschio e una femmina, senza dubbio sono foche molto vecchie e molto furbe perché altrimenti non sarebbero potute sopravvivere alla mano dell'uomo. L'isola è un habitat ideale per loro, tant'è vero che in passato c'erano parecchi esemplari ed i pescatori, ma soprattutto i contadini, gli avevano dato il nome di "bove marino", perché durante il mattino o la sera tardi quando venivano a riva, sugli scogli, esse si spingevano all'intemo dell'isola fino ad arrivare nelle vigne per poi rotolarsi per terra. Ho sentito molte volte questa storia da vecchi contadini; mi sembrava quasi una favola, ma in realtà era proprio così. Un giorno di fine dicembre del 1993, in località Scoglio di pietra bona, un posto a mezzogiorno dell'isola e precisamente sugli scogli dell'Archetto, dove un fosso d'acqua dolce durante l'inverno scorre e si accumula della sabbia e gli scogli sono pianeggianti, esse si erano spinte fin lì per rotolarsi dentro la sabbia, che era tutta sottosopra perché veniva mescolata con le pinne ed il muso ed era tutta bagnata e piena di stereo. rimasto nel dubbio che qualche peschereccio le avesse prese con le reti per i pesci spada oppure che, mangiando i pesci presi nelle reti o nei tramagli, le foche, insieme al pesce, avessero ingoiato anche un pezzo della rete di nylon che (non riuscendo a digerirlo) taglia loro le interiora. Questa infatti è stata la sono scomparse. Ma un bei giorno del '96 sono ritornate; questa volta, sempre a mezzogiorno dell'isola, ma sopra le vasche di acqua che il mare tiene piene quando ci sono delle grosse mareggiate. Erano a circa due metri di distanza l'una dall'altra e rivolte con il muso verso il mare; mi sono avvicinato a circa cinquanta metri, ma al minimo rumore se ne sono accorte e con dei ruggiti strani si sono tuffate in mare. Non le ho più viste, ma sono sicuro che sono ancora intomo all'isola perché quest'anno, ormai pratico dei luoghi che frequentano e sapendo che lasciano in terra dei segni particolari, so che non si sono allontanate di molto; infatti a fine gennaio del '96, nella cala a sud-ovest dell'isola e precisamente Cala di pietra bona, a poche centinaia di metri dallo scoglio stesso da cui prende il nome la cala, c'erano tracce dello stesso tipo di quelle dell'Archetto, dove qualche anno prima si erano rotolate nella sabbia e Quello che più dobbiamo sperare è che non rimangano vittima dell'uomo, perché sarebbe proprio una grande perdita, immane, senza rime dio.
Descrizione di Biagio Stagno ( Bugia)
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