Facciamo
insieme questo viaggio intorno all’Isola, per scoprire la costa
nel suo insieme di curiosità e bellezze e per aiutarti
a conoscerla, in maniera più approfondita, per sapere
dove sono le cale, gli scogli e come si chiamano, vista dal
mare.
Prendiamo a noleggio una barca, con o senza il barcaiolo, tra
tutte quelle che si trovano in porto e dirigiamoci verso nord.
Appena fuori dal porto e passato il molo verde, alla nostra
sinistra c'è una piccola spiaggia costruita artificialmente;
più avanti gli scogli lisci de Lo scalettino,
che grazie alla loro forma, durante l’estate sono affollati
di bagnanti; continuando a sinistra c'è la Boa: il suo
nome risale a quando in questa zona c’era una boa, che serviva
all’ormeggio delle navi; poco oltre la Ficaiaccia, dove una
grande pianta di fico evidenziava l’esistenza, in antichità,
di una cava di granito. Alzando lo sguardo vediamo la Torre
del Lazzaretto,
che sovrasta la cala, dalla quale ne prende il nome Cala del
lazzaretto.
In primavera, la cala è uno splendore da vedersi, per
la fioritura del fico degli ottentotti, che crea una cascata
di colore rosa acceso; più a destra c'è lo scoglio
della Gabbianara.
Oltrepassato questo scoglio, ci dirigiamo verso la Punta della
nave; a sinistra c'è Cala di mezzo,
un giro all'interno e proseguiamo per la punta successiva, che
girata a sinistra, si presenta con degli scogli enormi, e proprio
per questa caratteristica, la zona viene chiamata appunto gli
Scoglioni. Occorre avere un’attenzione particolare, in questa
zona, dove sono sempre presenti le scuole di subacquea. Più
avanti Cala cupa,
una suggestiva meta di bagnanti durante l'estate e più
avanti una cava di granito ormai in disuso, chiamata il Piccione,
dove si possono notare i resti di un vecchio bigo. La spiaggia
dell’Arenella
è ormai prossima e la possiamo ammirare in tutta la sua
bellezza, mantenendoci a dovuta distanza.
Proseguiamo. Osserviamo il grande liscione di granito, chiamato
la Tartaruga, che ci porta nella caletta; a destra Punta del
capezzolo.
Attenzione: anche in questa zona si immergono i sub. Continuiamo:
siamo in prossimità della Campana,
altra piccola insenatura e la costa in questo tratto è
ricca di vegetazione tipica mediterranea. Gli scogli, che stiamo
osservando assumono i nomi de il Colombo, i Subbielli e se alziamo
lo sguardo, in questo tratto, possiamo osservare alcune delle
ultime terrazze coltivate a vitigno ansonico e sopra le terrazze
di ansonico, leggermente a destra si scorge il vecchio faro
delle Vaccarecce.
Costruito nel……., per la navigazione e mai utilizzato, in quanto
sempre avvolto dalla nebbia e quindi non visibile dal mare.
Oltrepassata Punta di radice,
troviamo lo scoglio della Mela,
facile da riconoscere, per la sua forma tonda simile ad una
mela. Proseguendo il nostro itinerario, scorgiamo sulla sinistra
lo scoglio della Croce,
che dà il nome alla secca, a circa 400 m. di distanza
dallo stesso scoglio (per vedere la secca occorre allontanarsi
dallo scoglio della croce, verso Talamone ed appena l'antico
faro delle Vaccarecce, che ci rimane alle spalle, spunta dal
promontorio il colore del mare evidenzia che siamo sulla secca).
Dopo lo scoglio della Croce, poco più avanti, sulla sinistra
è possibile ammirare lo scoglio Dante Alighieri,
che
assume le fattezze del volto del grande poeta e Banca piana.
La cala successiva è la Calbugina,
ricca di vegetazione mista mediterranea con pini marittimi e
cisti. Poco più avanti la Rota,
un enorme scoglio circolare simile ad una ruota, ammirabile
in alto, tra il verde. Davanti la Cala del morto
e la rispettiva punta; superata questa punta, gli scogli lisci
e la ricca vegetazione mediterranea ci accompagnano nella successiva
Cala Molella,
nella quale la sosta è obbligatoria. Da qui il panorama
cambia aspetto: entriamo nell’insenatura del Sacco di tinta,
nella quale le falesi ci sovrastano. Davanti a noi scorgiamo
il faro del Fenaio,
il
quale ci indica che siamo in prossimità della punta nord
dell'isola. Nel tratto, che va da Cala molella a Punta del Fenaio,
troviamo lo scoglio trenicaiolo, il ricciardo, la cala sacco
di tinta, e la cannonata. Oltre Punta del fenaio, dobbiamo prestare
molta attenzione alle innumerevoli immersioni dei sub ed alla
corrente del mare che non si presenta mai uguale come direzione.
Ma non preoccupatevi: passato questo tratto la corrente si attenua.
Lo spettacolo, che ci appare alla vista è stupendo: la
spiaggia del Campese
in fondo alla baia e sulla destra il Faraglione. Ma non lasciamoci
incantare da questo bel paesaggio, proseguiamo il nostro giro.
Sulla sinistra, tra gli scoscesi dirupi, c'è un canalone
tra un'insenatura che si chiama Calon di nufio; più avanti
tra gli scogli lisci ammiriamo i Blocchi di sapone
,
descritti nel libro "Morti i cristi spenti i lumi"
di Biagio di Bugia, nel seguente modo: “si tratta di tre pezzi
di granito bianco, che sembrano pezzi di sapone, quello di marca
Sole che serve per lavare i panni a mano. Si vedono molto bene
dal mare e sono posti sopra ad una lastra di granito più
scuro”. Davanti a noi il colore dell'acqua diventa verdastro:
stiamo passando sopra le secche e passata Punta delle secche,
troviamo Cala di bongiovanni, Punta caramba, il Chiappone e
Cala di spalavieri.
Questa
ultima cala ha due piccole anse, sulle quali sorge l'unico campeggio
dell'isola. Proseguendo il nostro giro e mantenendo la distanza
regolamentare dalla costa, giungiamo alla Secca dei pinocchi,
meta anche questa di sub; lo scalettino, il fondaccio e l’isolella
ci portano davanti all'imponente Torre del Campese.
Giunti sotto la torre, ci fermiamo ad osservare il panorama
e l’immensa spiaggia del Campese,
fino a scorgere l'ultimo pilone della teleferica, residuo della
vecchia miniera di pirite, che sorgeva all'Allume. Giunti in
questo punto, sulla sinistra possiamo scorgere la piccola spiaggia
del Pertuso, accessibile via terra da una strada secondaria;
più avanti un'altra piccola spiaggia formata da ghiaia:
siamo nella zona delle Monachelle. La conformazione della costa
è completamente diversa dalle altre zone dell'isola,
i colori degli scogli sono scuri e in alcuni tratti verdastri,
per la forte presenza di minerali. Ormai siamo vicinissimi al
Faraglione
ed alla Donzella. Svoltiamo alla sinistra del Faraglione, nell'insenatura
seguente troviamo la Spiaggetta del pozzarello, quasi vicini
alla Lettera: uno scoglio isolato a forma di lettera, caratterizzato
da alcune righe di quarzo lungo la parete, tali da sembrare,
vista dal mare, una scritta naturale impressa nel granito. Poco
oltre Punta del gesso; da qui, lungo la costa, i colori degli
scogli e la vegetazione c’indicano che siamo nella zona del
Franco, con a sinistra la spiaggia,
raggiungibile via mare e davanti a noi, isolato, lo scoglio
di Mezzo Franco.
Percorriamo questo tratto, passando tra lo scoglio e la costa;
più avanti Punta delle saline: in questo tratto di costa,
occorre prestare molta attenzione alle secche affioranti. Giriamo
la punta e scorgiamo Cala dell'Allume;
sulla sinistra, prima di arrivare in fondo alla cala, gli scogli
e le insenature, prendono vari nomi: l’0steria, le Salinelle,
il Lenzuolo, Cala dei mugni, Pietralta,
il Salto del cane, la Finestrella.
Ci troviamo in mezzo alla cala dell'Allume; da qui scorgiamo
l’entrata della vecchia miniera di allume di rocca, oramai chiusa
da diversi anni. A sinistra, il Caratello e alla nostra destra,
l'isolotto della Cappa
(zona tutelata dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano).
Passiamo tra la Cappa e la costa, prestando molta attenzione.
Qui la costa è ricca di falesie e la zona prende il nome
de’ i Fondaloni a causa della profondità del mare, che
a poca distanza dalla terra ferma, raggiunge i 40 – 50 m. Davanti
a noi, Punta dell'eresia,
zona nella quale si verifica una convergenza di corrente marina.
Svoltata la punta, in alto a sinistra, le pareti ripide, di
color rossiccio, caratterizzano lo Sdrovinato; sulla destra,
lo scoglio del Corvo, anche questa, meta ambita di sub (zona
tutelata dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano). Oltrepassata
la punta del Corvo, virando a sinistra, si apre davanti ai nostri
occhi, la suggestiva Cala del Corvo,
con l’omonima piccola grotta
ed in fondo la spiaggia di ghiaia grossa. Dopo un tuffo ristoratore,
proseguiamo il nostro giro costeggiando gli scogli aridi dell’isola
e dirigiamoci verso la successiva punta. La Palma dei Familiari
o Palmaio
domina
dall’alto, in questo tratto di costa. Attenzione, la zona è
frequentata dalle scuole di immersione subacquea. Oltre la punta,
la zona chiamata il Catinello,
a causa della forma di uno scoglio, rassomigliante ad un catino
ci porta alla Cala di Pietrabona,
nella quale, in antichità, si attraccavano le barche
per essere caricate d’uva ansonica. In questa zona sono stati
avvistati due esemplari di foca monaca, come descritto nella
pagina della fauna. Quando siamo in mezzo alla cala, guardando
in alto, possiamo osservare ancora alcune terrazze coltivate
a vitigno ansonico. Viriamo, sempre costeggiando gli scogli
e dirigiamoci verso la punta: sulla sinistra, lo scoglio isolato
di Pietrabona
.
Se alziamo lo sguardo, sempre a sinistra, si possono scorgere
un tavolo con panchine di legno e lì vicino, più
in basso, gli scogli formano un piccolo arco, l’Archetto,
che attribuisce il nome alla zona. Prima di arrivare alla successiva
Punta del Serrone,
superiamo Cala Baciacco ed il Segato
che è caratterizzato da un grande scoglio roseo, tagliato
di netto. Superata la punta, entriamo nella Cala del Serrone;
qui i nomi dati agli scogli sono diversi: Cala dell’altura,
i Forni e le Tre fontane. In questo punto tra le pareti granitiche
scorre sempre l’acqua e nei periodi di siccità, la parete
rimane sempre umida. Costeggiamo la cala, frastagliata con falesie
fino ad arrivare alla Culla,
zona nella quale esiste uno scoglio simile ad una culla. In
fondo Cala Schizzatoio, nella quale si notano gli scalini scolpiti
nel granito, che portano verso il faro del Capel Rosso.
Il nome di questa cala deriva dal rumore, che emette il mare
in burrasca, quando va ad infrangere contro uno scoglio bucato.
La pressione dell’acqua è tale che fuoriuscendo dal buco,
origina spruzzi molto alti accompagnati da un rumore particolare.
Cala dello Schizzatoio ci porta in prossimità della punta
sud dell’isola: Punta del Capel Rosso. Qui è frequente
una forte corrente marina: la zona è meta di pesca a
drifting. Anche in questa zona le immersioni dei sub sono numerose.
Siamo in prossimità dello Sbarco dei Turchi, una zona
che è stata testimone dell’avvenuto sbarco dei Turchi,
al tempo delle scorribande dei Saraceni. Più in là,
Cala Saracinesca
e la Scaletta. Il grande faro del Capel Rosso domina dall’alto.
Davanti a noi, Cala dei cignarelli
e
lo scoglio del forone. Continuiamo il nostro giro dell’isola,
proseguendo sottocosta. Qui le enormi falesie bianche e rosee
ci accompagnano fino alla Tavola del maggiore
.
Cala della Rovina
precede Punta della Corbaia. Prestare molta attenzione gli scogli
affioranti. Nel tratto successivo, la costa frastagliata è
piena di piccole insenature e scogli, che i nostri antenati
hanno nominato, in relazione alla loro forma e somiglianza.
Dopo Punta della Corbaia, scorgiamo l’Orecchino
,
dove uno scoglio assume la forma di un lobo di un orecchio;
lo Specchio
, caratterizzato da un foro circolare nel granito, formato dall’erosione
del mare, il quale illuminato dal sole, in determinate ore del
giorno ne riflette la forma; la Zampa di gatto, uno scoglio
affiorante simile alla zampa del gatto; lo Stivale
,
che ha la forma perfetta di uno stivale rovesciato e il Tamburo
,
uno scoglio enorme a forma di tamburo. Cala degli alberi, si
presenta adesso davanti ai nostri occhi, ricca di maestosi alberi
e sormontata una delle tante cave di granito, ormai abbandonate.
Costeggiamo e continuiamo per Punta della Torricella, dove vi
fu era eretta una piccola torre. In prossimità di tale
punta si intravede lo scorcio della spiaggia Le Caldane e in
lontanza gli scogli de Le Scole.
Virata Punta della Torricella, sulla nostra sinistra, ammiriamo
un gruppo di scogli, chiamati le Tre sorelle. La cala interna
prende il nome Cignolo un buco. A circa 200 m. dalla costa,
troviamo la secca di Zannea e proseguendo troviamo i Puntoni
e l’Acqua del prete. La spiaggia de Le Caldane
è ormai vicina a noi. Essa è una delle migliori
spiagge dell’isola, per la sua tranquillità e per la
sua sabbia pulita a grani medi. E’ raggiungibile oltre che per
via mare, anche attraverso un sentiero a piedi. Passiamo davanti
alla spiaggia, mantenendo la distanza dovuta per motivi di sicurezza;
costeggiamo gli scogli e siamo nella Cala del baccello,
il cui nome deriva dalla forma di baccello di uno scoglio; più
avanti Punta del Capomarino, che costeggiata ci porta alla successiva
Cala del Capomarino,
raggiungibile anche a piedi. Lasciata alle nostre spalle la
cala, a sinistra intravediamo la stupenda spiaggia de Le Cannelle,
affollata di turisti giornalieri. Attraversiamo questo tratto,
ammirando il panorama fino a Cala dello Smeraldo,
dove l’acqua del mare assume il colore verde dello smeraldo
e a Cala del Bonsere. Proseguendo, arriviamo a Punta Pisciannetti,
con il alto i tipici terrazzamenti di muri a secco. Gli scogli
granitici de Le Scole
(zona tutelata dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano)
sono davanti a noi; passiamo tra i due più grandi; questo
tratto è chiamato Bocchetto de Le Scole ed intravediamo
la Torre del Lazzaretto in lontananza, avvertendo per questo
che il nostro periplo sta per finire. Ma prima di rientrare
in Porto, rimangono alcune cose ancora da vedere. In alto, sulla
sinistra ammiriamo le Grotte, che in epoca romana attraversavano
tutta la zona. E poi ancora lo scoglio del Cane, delle Corna,
il Migliaccio, che prende il nome dal tipico dolce gigliese
e per ultima, non per importanza, Cala del Saraceno,
con i resti di una costruzione romana. La Torre del saraceno,
che possiamo ammirare dal mare, costeggiando il molo di levante,
ci accompagna in Porto.
Siamo arrivati. Spero di essere stato esauriente, in questo
giro dell’isola virtuale, anche se consiglio a tutti di effettuarlo
personalmente, affinché ognuno si possa rendere conto
della bellezza della costa dell’Isola.