- Domenica 28 Maggio 2017 ore


Giro dell'isola in barca

Facciamo insieme questo viaggio intorno all’Isola, per scoprire la costa nel suo insieme di curiosità e bellezze e per aiutarti a conoscerla, in maniera più approfondita, per sapere dove sono le cale, gli scogli e come si chiamano, vista dal mare.

Dai seguimi partiamo... prendiamo a noleggio una barca, con o senza il barcaiolo, tra tutte quelle che si trovano in porto e dirigiamoci verso nord. Appena fuori dal porto e passato il molo verde, alla nostra sinistra c'è una piccola spiaggia costruita artificialmente; CLICCA QUIpiù avanti gli scogli lisci de Lo scalettino, CLICCA QUI che grazie alla loro forma, durante l’estate sono affollati di bagnanti; continuando a sinistra c'è la Boa: CLICCA QUI il suo nome risale a quando in questa zona c’era una boa, che serviva all’ormeggio delle navi; poco oltre la Ficaiaccia, CLICCA QUI dove una grande pianta di fico evidenziava l’esistenza, in antichità, di una cava di granito. Alzando lo sguardo vediamo la Torre del Lazzaretto, CLICCA QUI che sovrasta la cala, dalla quale ne prende il nome Cala del lazzaretto. CLICCA QUI In primavera, la cala è uno splendore da vedersi, per la fioritura del fico degli ottentotti, che crea una cascata di colore rosa acceso; più a destra c'è lo scoglio della Gabbianara. CLICCA QUI Oltrepassato questo scoglio, ci dirigiamo verso la Punta della nave; a sinistra c'è Cala di mezzo, CLICCA QUI un giro all'interno e proseguiamo per la punta successiva, che girata a sinistra, si presenta con degli scogli enormi, e proprio per questa caratteristica, la zona viene chiamata appunto gli Scoglioni. CLICCA QUI Occorre avere un’attenzione particolare, in questa zona, dove sono sempre presenti le scuole di subacquea. Più avanti Cala cupa, CLICCA QUI una suggestiva meta di bagnanti durante l'estate e più avanti una cava di granito ormai in disuso, chiamata il Piccione, CLICCA QUI dove si possono notare i resti di un vecchio bigo. CLICCA QUI La spiaggia dell’Arenella CLICCA QUI è ormai prossima e la possiamo ammirare in tutta la sua bellezza, mantenendoci a dovuta distanza. Proseguiamo. Osserviamo il grande liscione di granito, chiamato la Tartaruga, CLICCA QUI che ci porta nella caletta; CLICCA QUI a destra Punta del capezzolo.CLICCA QUI CLICCA QUI (Recentemente lo scoglio si è staccato dalla parete rocciosa come è visibile dalla seconda immagine.). Attenzione: anche in questa zona si immergono i sub. Continuiamo: siamo in prossimità della Campana, CLICCA QUI altra piccola insenatura e la costa in questo tratto è ricca di vegetazione tipica mediterranea. Gli scogli, che stiamo osservando assumono i nomi de il Colombo, i Subbielli e se alziamo lo sguardo, in questo tratto, possiamo osservare alcune delle ultime terrazze coltivate a vitigno ansonico e sopra le terrazze di ansonico, leggermente a destra si scorge il vecchio faro delle Vaccarecce. CLICCA QUI Costruito, per la navigazione e mai utilizzato, in quanto sempre avvolto dalla nebbia e quindi non visibile dal mare. Oltrepassata Punta di radice, CLICCA QUI troviamo lo scoglio della Mela, CLICCA QUI facile da riconoscere, per la sua forma tonda simile ad una mela. Proseguendo il nostro itinerario, scorgiamo sulla sinistra lo scoglio della Croce, CLICCA QUI che dà il nome alla secca, a circa 400 m. di distanza dallo stesso scoglio (per vedere la secca occorre allontanarsi dallo scoglio della croce, lasciando lo scoglio alle spalle e ci dirigiamo verso Talamone ed appena l'antico faro delle Vaccarecce, spunta dal promontorio il colore del mare che da blu inizia a divenire verdastro evidenzia che siamo sulla secca). Dopo lo scoglio della Croce, poco più avanti, sulla sinistra è possibile ammirare lo scoglio Dante Alighieri, CLICCA QUI che assume le fattezze del volto del grande poeta e Banca piana. CLICCA QUI La cala successiva è la Calbugina, CLICCA QUI ricca di vegetazione mista mediterranea con pini marittimi e cisti. Poco più avanti la Rota, CLICCA QUI un enorme scoglio circolare simile ad una ruota, ammirabile in alto, tra il verde. Davanti la Cala del morto e la rispettiva punta; CLICCA QUI superata questa punta, gli scogli lisci e la ricca vegetazione mediterranea ci accompagnano nella successiva Cala Molella, CLICCA QUI nella quale la sosta è consigliata. Da qui il panorama cambia aspetto: entriamo nell’insenatura del Sacco di tinta, CLICCA QUI nella quale le falesi ci sovrastano. Davanti a noi scorgiamo il faro del Fenaio, il quale ci indica che siamo in prossimità della punta nord dell'isola. Nel tratto, che va da Cala molella a Punta del Fenaio, CLICCA QUI troviamo lo scoglio trenicaiolo, il ricciardo, la cala sacco di tinta, e la cannonata. Oltre Punta del fenaio, dobbiamo prestare molta attenzione alle innumerevoli immersioni dei sub ed alla corrente del mare che non si presenta mai uguale come direzione. Ma non preoccupatevi: passato questo tratto la corrente si attenua. Lo spettacolo, che ci appare alla vista è stupendo: CLICCA QUI la spiaggia del Campese in fondo alla baia e sulla destra il Faraglione. Ma non lasciamoci incantare da questo bel paesaggio, proseguiamo il nostro giro. Sulla sinistra, tra gli scoscesi dirupi, c'è un canalone tra un'insenatura che si chiama Calon di nufio; CLICCA QUI più avanti tra gli scogli lisci ammiriamo i Blocchi di sapone , CLICCA QUI descritti nel libro "Morti i cristi spenti i lumi" di Biagio di Bugia, nel seguente modo: “si tratta di tre pezzi di granito bianco, che sembrano pezzi di sapone, quello di marca Sole che serve per lavare i panni a mano. Si vedono molto bene dal mare e sono posti sopra ad una lastra di granito più scuro”. Davanti a noi il colore dell'acqua diventa verdastro: stiamo passando sopra le secche, CLICCA QUI e passata Punta delle secche, troviamo Cala di bongiovanni, CLICCA QUI Punta caramba, il Chiappone e Cala di spalavieri. CLICCA QUI Questa ultima cala ha due piccole anse, sulle quali sorge l'unico campeggio dell'isola. Proseguendo il nostro giro e mantenendo la distanza regolamentare dalla costa, giungiamo alla Secca dei pinocchi, meta anche questa di sub; lo scalettino, CLICCA QUI il fondaccio e l’isolella ci portano davanti all'imponente Torre del Campese. CLICCA QUI Giunti sotto la torre, ci fermiamo ad osservare il panorama e l’immensa spiaggia del Campese, fino a scorgere l'ultimo pilone della teleferica, CLICCA QUI residuo della vecchia miniera di pirite, che sorgeva all'Allume. Giunti in questo punto, sulla sinistra possiamo scorgere la piccola spiaggia del Pertuso, CLICCA QUI accessibile via terra da una strada secondaria; più avanti un'altra piccola spiaggia formata da ghiaia: siamo nella zona delle Monachelle. CLICCA QUI La conformazione della costa è completamente diversa dalle altre zone dell'isola, i colori degli scogli sono scuri e in alcuni tratti verdastri, per la forte presenza di minerali. Ormai siamo vicinissimi al Faraglione ed alla Donzella. CLICCA QUI Svoltiamo alla sinistra del Faraglione, nell'insenatura seguente troviamo la Spiaggetta del pozzarello, CLICCA QUI quasi vicini alla Lettera: uno scoglio isolato a forma di lettera, caratterizzato da alcune righe di quarzo lungo la parete, tali da sembrare, vista dal mare, una scritta naturale impressa nel granito. Poco oltre Punta del gesso; CLICCA QUI da qui, lungo la costa, i colori degli scogli e la vegetazione c’indicano che siamo nella zona del Franco, con a sinistra la spiaggia, raggiungibile via mare CLICCA QUI e davanti a noi, isolato, lo scoglio di Mezzo Franco. CLICCA QUI Percorriamo questo tratto, passando tra lo scoglio e la costa; più avanti Punta delle saline: CLICCA QUI in questo tratto di costa, occorre prestare molta attenzione alle secche affioranti. Giriamo la punta e scorgiamo Cala dell'Allume; sulla sinistra, prima di arrivare in fondo alla cala, gli scogli e le insenature, prendono vari nomi: l’osteria, le Salinelle, il Lenzuolo, Cala dei mugni, Pietralta, CLICCA QUI il Salto del cane, la Finestrella. CLICCA QUI Ci troviamo in mezzo alla cala dell'Allume;da qui scorgiamo l’entrata della vecchia miniera di allume di rocca, CLICCA QUI oramai chiusa da diversi anni. A sinistra, il Caratello e alla nostra destra, l'isolotto della Cappa CLICCA QUI (zona tutelata dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano). Passiamo tra la Cappa e la costa, prestando molta attenzione. Qui la costa è ricca di falesie e la zona prende il nome de’ i Fondaloni a causa della profondità del mare, che a poca distanza dalla terra ferma, raggiunge i 40 – 50 m. Davanti a noi, Punta dell'eresia, CLICCA QUI zona nella quale si verifica una convergenza di corrente marina. Svoltata la punta, in alto a sinistra, le pareti ripide, di color rossiccio, caratterizzano lo Sdrovinato; CLICCA QUIsulla destra, lo scoglio del Corvo, CLICCA QUI anche questa, meta ambita di sub (zona tutelata dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano). Oltrepassata la punta del Corvo, virando a sinistra, si apre davanti ai nostri occhi, la suggestiva Cala del Corvo, CLICCA QUI con l’omonima piccola grotta CLICCA QUI ed in fondo la spiaggia di ghiaia grossa. Dopo un tuffo ristoratore, proseguiamo il nostro giro costeggiando gli scogli aridi dell’isola e dirigiamoci verso la successiva punta. Alla nostra sinistra la Palma dei Familiari o Palmaio domina dall’alto, CLICCA QUI in questo tratto di costa, bisogna fare attenzione, la zona è frequentata dalle scuole di immersione subacquea. Oltre la punta, la zona è chiamata il Catinello, CLICCA QUI a causa della forma di uno scoglio, rassomigliante ad un catino ci porta alla Cala di Pietrabona, CLICCA QUI nella quale, in antichità, si attraccavano le barche per essere caricate d’uva ansonica. In questa zona sono stati avvistati gli ultimi due esemplari di foca monaca, come descritto nella pagina della fauna. Quando siamo in mezzo alla cala, guardando in alto, CLICCA QUI possiamo osservare ancora alcune terrazze coltivate a vitigno ansonico. Viriamo, sempre costeggiando gli scogli e dirigiamoci verso la punta: sulla sinistra, davanti a noi lo scoglio isolato di Pietrabona . Se alziamo lo sguardo, sempre a sinistra, si possono scorgere un tavolo con panchine di legno e lì vicino, più in basso, gli scogli formano un piccolo arco, l’Archetto, CLICCA QUI che attribuisce il nome alla zona. Prima di arrivare alla successiva Punta del Serrone, superiamo Cala Baciacco ed il Segato CLICCA QUI che è caratterizzato da un grande scoglio roseo, tagliato di netto.Superata la punta, CLICCA QUI entriamo nella Cala del Serrone; qui i nomi dati agli scogli sono diversi: Cala dell’altura, CLICCA QUI i Forni e le Tre fontane. In questo punto tra le pareti granitiche scorre sempre l’acqua e nei periodi di siccità, la parete rimane sempre umida. Costeggiamo la cala, frastagliata con falesie fino ad arrivare alla Culla, zona nella quale esiste uno scoglio simile ad una culla. In fondo Cala Schizzatoio, CLICCA QUI nella quale si notano gli scalini scolpiti nel granito, che portano verso il faro del Capel Rosso. Il nome di questa cala deriva dal rumore, che emette il mare in burrasca, quando va ad infrangere contro uno scoglio bucato. La pressione dell’acqua è tale che fuoriuscendo dal buco, origina spruzzi molto alti accompagnati da un rumore particolare. Cala dello Schizzatoio ci porta in prossimità della punta sud dell’isola: CLICCA QUI Punta del Capel Rosso. Qui è frequente una forte corrente marina: la zona è meta di pesca a drifting. Anche in questa zona le immersioni dei sub sono numerose. Siamo in prossimità dello Sbarco dei Turchi, una zona che è stata testimone dell’avvenuto sbarco dei Turchi, al tempo delle scorribande dei Saraceni. Più in là, Cala Saracinesca CLICCA QUI e la Scaletta. Il grande faro del Capel Rosso domina dall’alto. CLICCA QUI Davanti a noi, Cala dei cignarelli CLICCA QUI e lo scoglio del forone. Continuiamo il nostro giro dell’isola, proseguendo sottocosta. Qui le enormi falesie bianche e rosee ci accompagnano fino alla Tavola del maggiore. CLICCA QUI Cala della Rovina CLICCA QUI precede Punta della Corbaia. CLICCA QUI Prestare molta attenzione agli scogli affioranti. Nel tratto successivo, la costa frastagliata è piena di piccole insenature e scogli, che i nostri antenati hanno nominato, in relazione alla loro forma e somiglianza. Dopo Punta della Corbaia, scorgiamo l’Orecchino , dove uno scoglio assume la forma di un lobo di un orecchio; lo Specchio, CLICCA QUI caratterizzato da un foro circolare nel granito, formato dall’erosione del mare, il quale illuminato dal sole, in determinate ore del giorno ne riflette la forma; la Zampa di gatto, CLICCA QUI uno scoglio affiorante simile alla zampa del gatto; lo Stivale, CLICCA QUI che ha la forma perfetta di uno stivale rovesciato e il Tamburo, CLICCA QUI uno scoglio enorme a forma di tamburo. Cala degli alberi, CLICCA QUI si presenta adesso davanti ai nostri occhi, ricca di maestosi alberi e sormontata una delle tante cave di granito, ormai abbandonate. Costeggiamo e continuiamo per Punta della Torricella, CLICCA QUI dove vi fu eretta una piccola torre. In prossimità di tale punta si intravede lo scorcio della spiaggia Le Caldane e in lontanza gli scogli de Le Scole. Virata Punta della Torricella, sulla nostra sinistra, ammiriamo un gruppo di scogli, chiamati le Tre sorelle. La cala interna prende il nome Cignolo un buco. CLICCA QUI A circa 200 m. dalla costa, troviamo la secca di Zannea e proseguendo troviamo i Puntoni e l’Acqua del prete. La spiaggia de Le Caldane è ormai vicina a noi. CLICCA QUI CLICCA QUI Essa è una delle migliori spiagge dell’isola, per la sua tranquillità e per la sua sabbia pulita a grani medi. E’ raggiungibile oltre che per via mare, anche attraverso un sentiero a piedi. Passiamo davanti alla spiaggia, mantenendo la distanza dovuta per motivi di sicurezza; costeggiamo gli scogli e siamo nella Cala del baccello, il cui nome deriva dalla forma di baccello di uno scoglio; più avanti Punta del Capomarino, CLICCA QUI che costeggiata ci porta alla successiva Cala del Capomarino, CLICCA QUI raggiungibile anche a piedi. Lasciata alle nostre spalle la cala, a sinistra intravediamo la stupenda spiaggia de Le Cannelle ,CLICCA QUI CLICCA QUI affollata di turisti giornalieri. Attraversiamo questo tratto, ammirando il panorama fino a Cala dello Smeraldo, CLICCA QUI dove l’acqua del mare assume il colore verde dello smeraldo e a Cala del Bonsere. CLICCA QUI Proseguendo, arriviamo a Punta Pisciannetti, CLICCA QUI con il alto i tipici terrazzamenti di muri a secco. Gli scogli granitici de Le Scole CLICCA QUI (zona tutelata dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano) sono davanti a noi; passiamo tra i due più grandi; questo tratto è chiamato Bocchetto de Le Scole ed intravediamo la Torre del Lazzaretto in lontananza, avvertendo per questo che il nostro periplo sta per finire. Ma prima di rientrare in Porto, rimangono alcune cose ancora da vedere. In alto, sulla sinistra ammiriamo le Grotte, CLICCA QUI che in epoca romana attraversavano tutta la zona. E poi ancora lo scoglio del Cane, delle Corna, CLICCA QUI il Migliaccio, CLICCA QUI che prende il nome dal tipico dolce gigliese e per ultima, non per importanza, Cala del Saraceno, CLICCA QUI con i resti di una costruzione romana. La Torre del saraceno, che possiamo ammirare dal mare, costeggiando il molo di levante, ci accompagna in Porto.
Siamo arrivati. Spero di essere stato esauriente, in questo giro dell’isola virtuale, anche se consiglio a tutti di effettuarlo personalmente, affinché ognuno si possa rendere conto della bellezza della costa dell’Isola.





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