La musica, il canto ed il ballo sono, da sempre, espressione di ogni popolo. Da una ricerca svolta sulle tradizioni musicali dell'isola. Leggendo un testo specifico ed ascoltando la musicassetta dei canti gigliesi dopo averli imparati ed apprezzati; sono state individuate le canzoni più significative. Poi è stato chiesto alle nonne di cantare di nuovo le loro vecchie ninne nanne e le canzoncine ritmate che tanto piacevano e piacciono ai bambini, trascrivendole per non perderne la memoria. Il ballo più caratteristico del Giglio è la Quadriglia; tutti al Giglio conoscono i sui passi per mantenere salda la tradizione con la speranza che non andrà perduta.

   

 

La tradizione musicale dell'Isola del Giglio

 

 

I gigliesi hanno sempre dimostrato una grande passione per la musica, i canti ed i balli. In passato erano numerosi i maestri di musica e gli autori di canzoni ma anche oggi sono molti i giovani che amano suonare e soprattut to cantare: si suona e si canta ai matrimoni, alle feste, durante le cantinate e scampagnate, insomma, ogni occasione è buona per intonare un motivetto. Nel passato le nonne cantavano dolci ninne nanne, gli scalpellini, nelle cave, accompagnavano il loro lavoro con canti lenti e cadenzati, cantavano i contadini e i pescatori durante le loro dure giornate di lavoro, gli innamorati dedicavano appassionate serenate alle loro fidanzate. Ancora oggi i ragazzi suonano e cantano una serenata agli sposi, durante la loro prima notte di nozze. Nelle prime ore del nuovo anno, gruppi di amici girando per le vie del paese, suonano e cantano la Nenia di Capodanno dedicandola a diverse famiglie che contraccambiano l'augurio di un buon anno con doni. Un'altra espressione del desiderio di stare insieme e di divertirsi è il ballo della Quadriglia. I gigliesi aspettano con grande impazienza le feste dei Santi Patroni e del Carnevale per ballarla in felice compagnia.

 

 

Nenia di Capodanno

   

 

Un'antica tradizione, tuttora mantenuta viva, è quella relativa al canto
della nenia di Capodanno. Da testimonianze orali abbiamo appreso che ai primi dell'Ottocento esisteva già questa usanza. All'inizio del nuovo anno alcuni giovani, accompagnati da qualche chitarra, un basso e un clarino, cantavano una nenia di auguri, dedicandola in particolar modo alle migliori famiglie del Castello. Dal 1925 l'orchestra base cominciò ad essere formata da cinque elementi: un clarino, una cornetta, un basso e due accompagnamenti. Dopo la seconda guerra mondiale è invalsa l'abitudine di andare a cantare il Capodanno anche al Porto. La prima strofa della nenia, con la quale inizia il canto al tempo di oggi, è stata aggiunta al testo originale sol tanto dopo la seconda guerra mondiale:

Capodanno al Porto
 

Capodanno al Castello
   
  Anche quest'anno per esser più sicuri
siamo venuti a darvi i nostri auguri.

  Per tradizione, il canto della nenia ha inizio da Piazza (di sopra) sotto l'ef fìgie di una Madonna, alla quale vengono dedicate le seguenti strofe:
  Buon Capodanno che Dio vi possa dare
Agli Angeli del ciclo a trionfare
  O che bei manto hai Madonna mia
Vieni Giovanni a consolar Maria
  Se qui ci fosse una fornace ardente
Nessun di noi ci potrebbe entrare
  L'anime sante che ci stanno sempre
Solo che Voi le potreste levare
  Quanto sei bella o Vergine Maria
Dai il Buon Anno a questa compagnia.
  Buon Capodanno che Dio ti possa dare
Agli Angeli del ciclo a trionfare
  Agli Angeli del del ti rassomiglia
Buon Capodanno a... e la famiglia
  Chi ve l'ha messa la scarpetta al piede
Meriterebbe d'esser cavaliere
  Chi ve l'ha messa la piuma al cappello
Meriterebbe d'esser colonnello
  II sole si leva e si leva cantando
Al Signor ... Dio gli dia il Buon anno
  Questo palazzo è fabbricato d'oro
Dentro ci state voi bella regina
  II sole si leva e la luna si pone
Voi tra le belle portate il gonfalone
  II sole si pone e la luna si leva
Cifrale belle portate la bandiera
  Quanto sei bella il lunedì mattina
E specialmente il martedì seguente
  Mercoledì sei rosa senza spina
II giovedì garofano pendente
  Il venerdì mi sembri una regina
Sabato poi una stella mattutina
  E la domenica quando l'adorni
Sei ancor più bella di tutti gli altri giorni
  Questo signore di lontan venuto
Sia benedetto che ce l'ha portato
  Ce l'ha portato la barca a liuto
Le onde del mare ce l'hanno accompagnato
  Noi ce n 'andiamo e ce n 'andiamo via
Restate nella pace di Gesù e Maria
  Nei tempi antichi il canto terminava con questa strofa: tra una strofa e l'al tra veniva eseguito un intermezzo musicale. Verso il 1930 al testo sopra scritto è stata aggiunta un'ultima strofa, che è la seguente:
  Prima di andare lasciateci finire
Ed ora un valzer ve io f arem sentire
  Con l'aggiunta di quest'ultima strofa è subentrata l'abitudine di eseguire, al termine del canto, un valzer che viene composto, per l'occasione, ogni anno.La nenia, oltre alle famiglie, fin dai tempi più antichi,veniva dedicata anche al parroco, con le seguenti strofe:

  Buon Capodanno che Dio ti possa dare
Agli Angeli del ciclo a trionfare
  II sole si leva e si leva cantando
Al Signor Pastore Dio gli dia il Buon Anno
  Chi ve l'ha messa la bella cotta bianca
La chiesa brilla mentre il coro canta
  II sole sorge mentre la luna muore
Buon Capodanno al nostro buon pastore.
  Soltanto dopo la seconda guerra mondiale sono state aggiunte alla nenia delle strofe che vengono dedicate alle suore.
  Quelle sorelle di lontan venute
Sia benedetto chi ce l'ha portate
  Ce l'ha portate la barca a liuto
L'onde del mare ce l'hanno accompagnate
  La luna sorge mentre il sole muore
Buon Capodanno alle nostre brave suore
  Che il Nuovo Anno sia di pace e d'armonia
Per noi pregate figlie di Maria
  Cade la notte e sorge l'aurora
Buon Capodanno alla Madre superiora.
 
Ninna nanna
   
  Ninna nanna, ninna oh
quésto bimbo a chi lo do
lo daremo alla Befana
che lo tiene una settimana
lo daremo all'orno nero
che lo tiene un mese intero
lo daremo al buon Gesù
che lo tiene un anno e più.
   
 

Ninna nanna, ninna nanna
cuoricino della mamma,
della mamma e della nonna
di Gesù e della Madonna.
Ninna nanna, ninna nanna
cuoricino della mamma,
della mamma e della zia
di Gesù e di Maria.

   
  La mamma canta ai suoi bambini
perché sian buoni,
la mamma canta
le vecchie canzoni
le sue vecchie canzoni di fanciulla
che già cantò la nonna
alla sua culla.
   
  Dormi, dormi tesorino
chiudi gli occhi a me vicino
fra le broccia della mamma
dormi, dormi, fai la nanna.
Ninna nanna, ninna nanna
dormi bimbo della mamma.
Tutto è quieto, tutto tace
bimbo bello, dormi in pace.
Hanno già chiuso i loro occhietti
dentro il nido gli uccelletti
e nei prati, a terra chini,
dormon tutti i fiorellini.
Solo gli angeli celesti
per vegliarti ancor son desti,
solo gli angeli e la mamma
dormi bimbo, fa ' la nanna.
   
  Io me ne andiedi
giù pel ghetto
e lo trovai
un bei fazzoletto
e mi rispose una giudia
lassate fa
che l'è robaccia mia.
   
 

Sono una piccola margheritina
nata da poco
vispa e carina
diceva:
- Mamma voglio giocare
ma sono sola
che posso fare? -
- Gioca col sole
piccina mia,
fai nascondini
con allegria. -

   
  Son piccina,
son carina
son la gioia di papa
se non mi metto
la vestina
la mia mamma me le da.
 
Preghiera
   
  A letto, a letto me ne vo
l'anima e il corpo a Dio li do
li do a Dio e a San Giovanni
che il nemico non m'inganni,
ne di giorno, ne di notte,
ne sul punto della morte
ne di notte, ne di dì,
ne sul punto di mori '.
Il mio letto ha quattro canti
dove regnan quattro santi,
due da piedi, due da capo,
la Madonna sta di lato.
Gesù Cristo e San Silvestre
mi guardan su questo letto,
son quattr 'angeli di Dio
venite nel cuore mio,
nella fede e carità,
nella bella eternità.
10 mi corico e mi levo,
e tré grazie a Dio io chiedo:
confessione, comunione, olio santo.
In nome del Padre, Figliolo e Spirito Santo.
 
Senti com 'è bon
   
  Senti com 'è bon
senti com 'è bon
senti com 'è bono questo vino
senti com 'è bon
questo è il vino del Serron
Bevi che ti passa
bevi che ti passa
bevi che ti passa caro amico mio
sai che l'altra sera
ero 'briaco pure io
più bevevo e più cantavo
poi la sbornia mi passò.
Senti com'è bon ...
 
E figli siam... del vino
(Inno della banda di Bacco)
   
  E figli siam e figli siam
e figli siam del dio del vino
e noi viviam e noi -viviam
e noi viviam tra la botte e il tino
non t'arrabbiar non t'avvilir
non ti penar se lei è andata via
un sorso qui un sorso là
e lei sarà lontan dai tuoi occhi.
Ritornello
Vieni in cantina con noi
là troverai I 'amor
dei tuoi fratelli sinceri
che non ti lasceran mai
vieni in cantina con noi
là troverai l'amor
dei tuoi fratelli sinceri
che non ti lasceran mai.
 
Bumbabà
   
 
Un gruppo di ragazzi, muniti di strumenti musicali adatti, guidati da un
capogruppo che tiene in mano un fiasco di Ansonaco e un grosso bicchiere, invitano a bere cantando, uno alla volta, gli altri commensali. Si sceglie seguendo i criteri di simpatia e si mette in mano il bicchiere colmo di vino al prescelto, dopo di che tutti insieme si canta
   
  Sia benedetto Bacco
e il vino della festa
chi ha il bicchiere in mano
al su ' compagno presta
bevi bevi compagno
sennò t'ammazzerò.
   
 

Colui che beve è tenuto a rispondere, sempre cantando:

  Non mi ammazzar compagno
che io lo beverò.
  E gli altri:
  E prima lo annuserà.
E poi lo beverà.
E mentre che lo beve
gli si canta la bumbabà.
 
A ritmo martellante, mentre il commensale beve, si ripete cantando "la
bumbabà"; se questi beve più lentamente si aumenta il ritmo del canto, se smette di bere si aumenta il volume finché, sotto l'attenzione generale, il bicchiere non sia vuotato. Dopo di che il capo gruppo riprende il bicchiere, lo mostra a tutti capovolgendolo e intona:

  E l'ha bevuto tutto
e non gli ha fatto male
l'acqua fa male
il vino fa canta.
  Si ripete poi la scena con gli altri commensali
 
Adelina
  Adelina, Adelina mia cara e diletta,
vieni a spasso nel mio giardino,
lei mi diceva, lei mi diceva mio caro sposino
lasciami almeno, lasciami almeno la notte dormir
lei mi diceva, lei mi diceva mio caro sposino
lasciami almeno, lasciami almeno la notte dormir.
Già nell 'aria, già nell 'aria si sentiva,
il mormorto cantar degli uccelli,
e sventolavano, e sventolavano i biondi capelli
che li coprivano, che li coprivano il suo bei sen
e sventolavano, e sventolavano i tuoi biondi capelli
che li coprivano, che li coprivano il suo bei sen.
Poi la sera, poi la sera mi portava,
su pei campi a fare l'amore,
e nel vedere, e nel vedere il tramonto del sole,
s'addormentava, s'addormentava stringendomi al cuor
e nel vedere, e nel vedere il tramonto del sole,
s'addormentava, s'addormentava stringendomi al cuor.
  Durante il loro lavoro, gli scalpellini intonavano questo canto e lo accompagnavano battendo il mazzolo sugli scalpelli.
 
La quadriglia
   
 

La quadriglia è una danza popolare ballata da numerose coppie che seguono passi diversi, gridati a piena voce da un uomo che la comanda.
- Ogni cavaliere sceglie la sua dama, in coppia formano in fila un cerchio:
le donne stanno all'intemo e gli uomini all'estemo.
- A ritmo di musica, le coppie vanno a spasso a braccetto, girando in
senso antiorario.
- Al comando di onde, le coppie, tenendosi per mano, rivolgono la fronte al centro del cerchio ed ogni dama da la mano anche al cavaliere dell'altra coppia, formando così un grande girotondo.
- E' il momento del giro di dame e del cerchio di cavalieri: le donne si
prendono per mano, formando un cerchio all'intemo di quello dei cavalieri.
I due cerchi girano in direzioni contrarie fino al grido di uomo sotto la propria dama: a questo punto ogni cavaliere si ferma dietro la propria dama e, senza rompere i cerchi, passa la testa e le spalle sotto il braccio destro della propria dama, formando così un grande cerchio intrecciato.
- Ora sono pronti per le pistolette; tutti, così abbracciati, saltano ora sul piede destro ed ora sul sinistro, alzando l'altro in avanti, il più possibile.
- Quando si sente gridare all'incontrò i cerchi si separano di nuovo e que sta volta, sono le dame ad infilarsi sotto le braccia dei cavalieri e via ancora con le pistolette.
- Con onde si riforma l'unico cerchio.
- Al comando di grande scena a mano, ogni cavaliere si pone di fronte
alla propria dama ed entrambi si porgono la mano destra: le donne procedo no in senso antiorario e gli uomini nella dirczione opposta, porgendo ora la mano destra, ora la mano sinistra al danzatore che procede nel senso contra rio, fino ad incontrare di nuovo il proprio compagno con il quale si va ancora a spasso.
- Al grido di change ogni cavaliere lascia la propria dama, e procede, con tando il numero delle dame indicato (change 3, 4 ... dame) fino a quando non si ritrova con la propria compagna.
- Nel frattempo si eseguono i comandi a spasso ed al galoppo.
- Altra figura della quadriglia è la grande scena a braccio: molto simile
alla grande scena a mano ma, invece di porgere la sola mano, si presta il braccio e si fa un giro completo intomo a se stessi, fino a riformare le cop pie iniziali per andare di nuovo a spasso.
- Adesso, chi comanda la quadriglia deve dare un nuovo assetto ai danza tori, in modo che un cavaliere abbia due dame a braccetto ed il cavaliere rimasto solo stia davanti al trio. Quando tutti sono così sistemati, è il momento della grande scena a quattro: il cavaliere da solo si gira e con i tré che gli stanno dietro, forma un piccolo girotondo dove si ripete la grande scena a mano.
- All'ordine di a spasso, tutto deve tornare come prima: i tré danzatori
dietro e l'altro davanti.
- Quando il comandante dice change, il cavaliere da solo prende il posto del cavaliere accompagnato che gli sta davanti.
- Ora tutto è nuovamente pronto per un'altra e così via, fino a quando ogni cavaliere riabbraccia la sua dama.
- Adesso si può fare ancora onde e quindi riformare le coppie iniziali per andare a spasso.
Ci si può impegnare anche nelle piroette; ogni dama si mette, con le brac cia alzate e girata di spalle, davanti al proprio cavaliere che, con una piroetta, la passa al cavaliere che lo segue e così via, fino a riformare le coppie originali.
- E' il momento della chiocciola: prima si ordina onde, poi il cerchio si
spezza in un punto, formando un lungo serpente che pian piano si avvolge su se stesso. Alla fine, la donna al centro della chiocciola, passando sotto le braccia dei danzatori, esce dalla spirale, disponendosi con il proprio cavaliere a ponte, sotto il quale dovranno via via passare tutte le coppie che poi dovranno imitarli.
-Si forma così un ponte tanto lungo quante sono le coppie partecipanti.
- Alla fine si balla un valzer.