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ancoraggio selvaggio a Giannutri 4Legambiente: il governo intervenga e rafforzi con mezzi e risorse il meritorio lavoro di Capitaneria e forze dell’ordine

Come sempre, soprattutto durante il periodo estivo, le coste dell’isola di Giannutri, sono prese d’assalto dalle imbarcazioni provenienti dalla terraferma. Come sempre i fondali dell’isola sono devastati dall’ancoraggio selvaggio delle decine se non centinaia di imbarcazioni che arrivano a Giannutri.

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Se non ci si ancora buttando direttamente l’ancora sulla prateria di posidonia, ci si ancora buttando l’ancora sul fondale roccioso a pochi metri dalla roccia. E’ quanto successo domenica 18 luglio a Cala dello Schiavo nel Golfo dello Spalmatoio.

Un motoscafo (ma non solo lui), il Blue Eyes si è avvicinato a pochi metri dalla roccia (sarebbe dovuto rimanere ad almeno 100 metri) e tramite una persona che si è gettata in acqua, ha buttato l’ancora sul fondale roccioso ad una profondità di poco più di un metro. E’ questa una pratica molto diffusa a Giannutri (come più volte denunciato da Legambiente), anche all’interno della zona 2 marina del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

La Capitaneria di Porto che deve intervenire è quella di Porto Santo Stefano, distante diverse miglia e, in caso di condizioni meteo-marine avverse, ha difficoltà a recarsi sul posto tempestivamente. Succede così che questi trasgressori rimangano spesso impuniti.

Questo ancoraggio selvaggio distrugge i fondali ma anche quello consentito produce altrettanti danni sulla prateria di posidonia oceanica. Il golfo dello Splamatoio, infatti, ha la più grande estensione di posidonia oceanica di tutta l’isola ma non essendo zona protetta, è sottoposto ad una pressione notevole da parte degli ancoraggi i quali finendo sulla posidonia nel tempo la distruggono (basta vedere i “buchi” formatesi all’interno delle praterie).

E’ evidente che, anche in vista del rispetto della Direttiva sulla biodiversità Ue e delle iniziative per la tutela e  rispristino degli ecosistemi sottoscritte dall’Italia, bisogna che il governo sostenga, con più mezzi e risorse da dispiegare a Giannutri, il meritorio lavoro  di controllo e repressione svolto dalla Capitaneria di Porto di Porto Santo Stefano e dalle altre forze dell’ordine, così come – ma questo è un problema nazionale – occorre portare le irrisorie pene previste per i trasgressori almeno alla pari con quelle di altri Paesi europei a noi vicini, come la Francia.

Giannutri, come tutto l’Arcipelago Toscano, aspetta da 39 anni l’istituzione dell’Area Marina Protetta (prevista dalla legge 979 del 1982). Oggi gran parte dell’isola è interessata da aree 1 e 2 a mare che ricalcano le misure di salvaguardia istituite nel 1989 e che erano state pensate come provvisorie, in attesa appunto dell’Area Marina Protetta, un’attesa però che non è mai finita.

Chiediamo quindi, al Ministero della Transizione Ecologica di istituire finalmente l’Area Marina Protetta dell’Arcipelago Toscano e al Comune di Isola del Giglio, in accordo con il Parco Nazionale, di provvedere quanto più velocemente possibile alla realizzazione di un campo boe a numero chiuso, affinché venga impedito lo scempio che accade oggi. 

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