In questa lirica, Tonino Ansaldo non descrive semplicemente un meriggio di maggio; egli officia un rituale di fusione con l'elemento primordiale. Il "rumore del sole" non è un ossimoro letterario, ma la vibrazione stessa dell'esistenza che si fa materia sullo "Scaletto".IL RUMORE DEL SOLE
Riva
sullo “Scaletto”
il rumore del sole.
Quivi
di luce accende
e muti rende
divini paraggi.
Supino
nella vampa
son preso sulla derma
Sensualmente.
Spaventa il silenzio.
Eppur non dormo nè sono
morto.
Pennica
invece assai nostro Poseidone
specchio con Eolo amico.
Nell'acque secche anfibie
granitole nel grappolo
coese stanno.
Nell'orgia del carchione.
Rompe l’incanto quel cantico
d’isola.
Quel riso beffardo del pennuto
marino.
Di maggio nient'altro s’ode.
Dentro
il rumore del sole
or m’appresso
nell'amplesso prono sull’ardente
mia pietra.
Dannato
incesto con essa.
Emotiva fonte.
Poetessa.
Tonino, maggio 2026













































