L’Isola del Giglio perde uno dei suoi simboli più iconici di archeologia industriale.
Il vecchio pontile metallico situato a nord di Campese, testimone silenzioso di un'epoca mineraria ormai lontana, è in gran parte sprofondato nelle acque blu dell'arcipelago toscano, portando con sé decenni di storie, fatiche e ricordi.
Dalla pirite al turismo: la metamorfosi di un simbolo
estratta dalle viscere dell'isola, la struttura era il punto finale di un sistema ingegneristico che permetteva alle navi di caricare il minerale direttamente dal cuore della costa rocciosa. Cessata l'attività estrattiva, la comunità e i visitatori avevano saputo dare una seconda vita a questo gigante di ferro.
Nel corso degli anni, quel traliccio proteso sul mare si era trasformato spontaneamente in una piattaforma per i tuffi dei più giovani, in una base strategica per gli appassionati di pesca e in un punto d'appoggio unico per il campeggio nautico, complice anche la retrostante boa di ancoraggio che completava l'approdo. Era diventato, a tutti gli effetti, un monumento affettivo impresso nella memoria collettiva di residenti e turisti.
Una tragedia sfiorata
Il cedimento della struttura, ormai logorata dal tempo, dal sale e dalle mareggiate, riaccende i riflettori sulla tutela dei beni storici industriali, ma lascia spazio anche a un grande sollievo. Fortunatamente, il crollo è avvenuto in un momento in cui non c’era nessuno nei paraggi.
Se l'incidente si fosse verificato in una calda giornata estiva, con i bagnanti e le imbarcazioni che abitualmente affollavano lo specchio d'acqua circostante, il bilancio sarebbe potuto essere drammatico. Oggi il Giglio si ritrova con un panorama mutilato, sospeso tra il sollievo per lo scampato pericolo e la malinconia per un pezzo di storia che, lentamente, il mare ha deciso di riprendersi.