scritto da Legambiente Arcipelago Toscano
Il XIII Congresso dell’Associazione Nazionale Sanitaria delle Piccole Isole (ANSPI), tenutosi al Giglio dal 2 al 4 ottobre scorsi, aveva come tema “Piccole Isole e approccio One Healt
- Dalla fragilità territoriale a modello di salute circolare” e, come scrivevano Gianni Donigaglia, Presidente Nazionale ANSPI, e Paola Bonini, Presidente del congresso, si è discusso di «Modelli innovativi, buone pratiche e strategie sostenibili come opportunità che possano trasformare la fragilità territoriale in opportunità di sviluppo con modelli di salute circolare, capaci di generare valore per le comunità locali e per l'intero pianeta». Al congresso ANSPI ha partecipato per la prima volta anche Legambiente Arcipelago Toscano e le consonanze con le attività dell’associazione ambientalista con le proposte dei medici delle piccole isole è stata subito evidente, a cominciare da quella di un territorio sano e tutelato come elemento centrale di One Healt. Un tema ripreso da diversi interventi e in particolare dalla professoressa Paola Muti (gigliese con origini elbane) che ha concordato con Legambiente che ha proposto il Parco Nazionale e i suoi sentieri come infrastruttura di prevenzione sanitaria naturale. Un’Idea che è piaciuta anche al dottor Donigaglia e ad altri delegati.
Un dibattito fecondo che ha portato Legambiente Arcipelago Toscano a chiedere la Professoressa Muti, che ringraziamo di cuore per la sua disponibilità, di definire questi concetti con un suo contributo scritto e magari con un’iniziativa pubblica all’Elba su queste tematiche che potrebbe essere realizzata a novembre. Ecco cosa scrive:
Che l'attività fisica protegga dal diabete, dalle malattie cardiovascolari, da alcuni tumori e dal declino cognitivo è ormai un dato acquisito. Meno scontato è che anche il luogo in cui ci muoviamo faccia la differenza. Un numero crescente di studi indica che il verde non è un semplice sfondo, ma agisce quasi come un principio attivo. L'ambiente naturale, da solo, riduce lo stress, favorisce il recupero dell'attenzione e stimola il sistema immunitario, anche senza sforzo fisico. Il movimento, dal canto suo, porta benefici metabolici, cardiovascolari e neuroprotettivi ovunque lo si pratichi. Quando i due si incontrano, gli effetti si sommano: più benessere, più piacere e, soprattutto, più costanza nel tempo.
Le grandi analisi di popolazione restituiscono un quadro coerente. Una meta-analisi pubblicata su Environmental Research nel 2018 (Twohig-Bennett e Jones) ha osservato, tra le persone più esposte al verde, un rischio di diabete di tipo 2 ridotto del 28% e una mortalità cardiovascolare inferiore del 16%. Su oltre 8 milioni di persone, uno studio su Lancet Planetary Health (Rojas-Rueda e colleghi, 2019) ha rilevato una mortalità prematura più bassa del 4% per ogni aumento di 0,1 dell'indice di verde attorno a casa. Anche il sistema nervoso centrale sembra beneficiarne. In un'analisi su circa 62 milioni di anziani statunitensi (Klompmaker e colleghi, JAMA Network Open, 2022), quartieri più verdi si associavano a meno ricoveri per Alzheimer, demenze e Parkinson. Si tratta di studi osservazionali: associazioni solide, ma non la prova di un nesso causale, anche perché chi vive vicino al verde tende a muoversi di più.
A parità di esercizio, la natura aggiunge qualcosa: Alcuni studi sperimentali, piccoli ma concordi, hanno confrontato lo stesso esercizio in ambienti diversi. In venti pazienti cardiopatici, trenta minuti di cammino al giorno per una settimana in un parco hanno ridotto la frequenza cardiaca a riposo e la pressione diastolica più dello stesso percorso in strada (Grazuleviciene e colleghi, 2015). Dopo gite in foresta, ma non in città, aumentano l'attività delle cellule natural killer e le proteine anti-tumorali, con effetti che durano oltre sette giorni (Li e colleghi, 2008). Sul piano della mente, novanta minuti di camminata nel verde riducono la ruminazione e l'attività della corteccia prefrontale subgenuale, un'area legata al rischio di depressione (Bratman e colleghi, PNAS, 2015). Una revisione sistematica ha inoltre mostrato che l'esercizio all'aperto dà più energia, meno tensione e rabbia, e aumenta il desiderio di ripeterlo.
Ma come agisce il verde? Il modello proposto da Markevych e colleghi (2017) individua tre vie. La prima è ridurre i danni: meno inquinamento atmosferico, meno rumore, meno calore nelle isole urbane. La seconda è rigenerare, con il recupero dallo stress (meno cortisolo, più tono vagale) e dalla fatica mentale. La terza è costruire: nel verde ci si muove di più e più a lungo, si coltivano relazioni e si entra in contatto con la biodiversità. A questi effetti si sommano quelli biologici dell'esercizio. Il movimento abbassa i marcatori di infiammazione cronica come IL-6 e proteina C-reattiva, migliora la sensibilità all'insulina e la funzione endoteliale, e stimola il BDNF, un fattore che sostiene la neurogenesi e la memoria. All'aperto contano anche i fitoncidi, composti volatili degli alberi, e la luce naturale, che regola il ritmo circadiano e la sintesi di vitamina D.
Le evidenze tuttavia devono ancora essere sostanzialmente validate ma forse si può cominciare a parlare di “dose di riferimento” per il verde che attualmente resta quella delle linee guida: almeno 150 minuti a settimana di attività aerobica moderata. L'indicazione in più è svolgerla il più possibile nel verde, puntando ad almeno 120 minuti settimanali in natura, la soglia oltre la quale salute e benessere percepiti migliorano secondo uno studio su circa 20.000 adulti (White e colleghi, Scientific Reports, 2019).
Si può partire da cinque camminate di mezz'ora, per poi passare a camminata veloce, nordic walking, trekking o bicicletta. Da qui nasce la Green Prescription (ricetta verde) il modello in cui il medico prescrive attività fisica all'aperto come parte della prevenzione e della cura delle malattie croniche, adottato in Nuova Zelanda dal 1998 e poi nel Regno Unito, in Giappone e in molti Paesi europei. Il percorso parte dalla valutazione clinica del paziente, passa per una prescrizione personalizzata di tipo, intensità e luogo, e si completa con il monitoraggio e una rete territoriale fatta di parchi, associazioni e gruppi di cammino.
Per chi comincia, alcuni accorgimenti aiutano: iniziare con 10-15 minuti e aumentare gradualmente, scegliere luoghi piacevoli con alberi e acqua, camminare in gruppo per rafforzare la costanza.
Chi ha una patologia cardiaca o un diabete dovrebbe concordare con il medico l'avvio del programma e i controlli necessari.
Il verde come infrastruttura di salute
Il messaggio finale va oltre la scelta individuale. Se la natura amplifica i benefici del movimento in modo economico, sicuro e piacevole, allora parchi, boschi urbani e percorsi verdi sono a pieno titolo infrastrutture di sanità pubblica. Progettarli, curarli e renderli accessibili a tutti è una delle forme più concrete di prevenzione che una comunità possa darsi.
Un Esempio di questa idea è il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, che tutela le sette isole di Elba, Giglio, Capraia, Montecristo, Pianosa, Giannutri e Gorgona insieme al loro mare. Qui sentieri, macchia mediterranea e coste offrono un ambiente ideale per camminare, fare trekking e pedalare immersi nella natura. E’ la dimostrazione che proteggere il paesaggio significa anche offrire a residenti e visitatori uno spazio concreto in cui prendersi cura della propria salute.
Un secondo esempio, più vicino alla ricerca clinica, arriva da Milano (la definizione di “Parco come Presidio Sanitario Naturale” è proprio di Marzio Marzorati, Presidente del Parco Nord di Milano). Ad aprile 2026 il Parco Nord Milano e l'IRCCS MultiMedica hanno firmato una convenzione triennale che fa del parco un «presidio sanitario naturale». È un laboratorio a cielo aperto per programmi di prevenzione delle malattie cronico-degenerative e di riabilitazione fisica e cardiometabolica: il parco offre l'ambiente e il contatto con i suoi frequentatori, MultiMedica i protocolli clinici e l'analisi dei dati. Il primo progetto, «Green Move», seguirà per dodici mesi persone sopra i 60 anni, misurando il cortisolo e altri mediatori della salute cardiometabolica, insieme ai livelli di micro e nanoplastiche. L'iniziativa è stata presentata il 15 ottobre 2026 alla prima Conferenza nazionale sui Presìdi Sanitari Naturali, con un obiettivo dichiarato: far riconoscere le oasi naturali come presìdi sanitari e integrarle nei percorsi del Servizio sanitario nazionale.
Prof. Paola Muti – Università degli Studi di Milano
Direttrice scientifica Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico - IRCCS MultiMedica.
guida l’attività scientifica di IRCCS MultiMedica con l’obiettivo di potenziarne il ruolo quale centro di eccellenza a rilevanza nazionale e internazionale, incrementando la qualità della ricerca sanitaria in un’ottica traslazionale.
Medico ed Epidemiologa, Professore Ordinario e Direttore del Dipartimento di Scienze Biomediche, Chirurgiche e Odontoiatriche dell’Università degli Studi di Milano, la Prof.ssa Muti ha ricoperto precedentemente il ruolo di Direttore Scientifico dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma e insegnato in diverse prestigiose scuole internazionali, tra cui l’Harvard School of Public Health e la McMaster University in Canada.
Oltre che membro attivo di diversi comitati scientifici ed editoriali, è autrice di ben 300 pubblicazioni su riviste scientifiche indicizzate e peer reviewed per diverse testate, come JAMA, British Medical Journal, American Journal of Epidemiology, per citarne solo alcune.