di Guido Alberto Rossi
Ogni giorno dell’anno, da qualche parte nel mondo, c’è una festa popolare, una celebrazione, la rievocazione storica di un famoso evento o una semplice processione religiosa di paese.


Per chi ama fotografare la gente, queste feste sono una vera e propria palestra dove ci si può divertire con tutti gli obiettivi. I partecipanti sono sempre molto contenti di farsi fotografare e questo agevola il compito del fotografo.

Al contrario, chi ama la fotografia di strada deve mettere in preventivo che a qualcuno possa non far piacere essere ripreso, con il rischio di finire persino con un cazzotto sul naso.

Ci sono poi anche le feste gastronomiche, ma lì si fotografa poco e si mangia e beve tanto.

All’inizio della mia carriera ho avuto la fortuna di lavorare per la De Agostini, che mi commissionò dei servizi su alcune feste popolari italiane.

Erano feste minori, perché quelle importanti le facevano fotografare da Marcella Pedone (vedi Papale-Papale n° 322), che era la regina di questo tema fotografico.

Poi, con il passare degli anni, mi capitò di fotografare feste popolari in giro per il mondo, ma solo per arricchire qualche reportage geografico con foto colorate di persone allegre. Purtroppo, le riviste, comprese quelle di viaggi, non hanno mai amato molto queste feste folcloristiche: credo fosse una forma di snobismo para-intellettuale.

Quando avevo l’agenzia fotografica, capitava quasi ogni giorno che qualche bravo professionista scattasse un magnifico reportage su qualche festa particolare. Penso ad esempio al Kumbh Mela in India (vedi Papale-Papale n° 362 con l’articolo e le foto di Filiberto Belli), che avviene ogni 12 o 14 anni per via di un allineamento speciale.


Tanto per dare un’idea, nel 2025 a Prayagraj parteciparono oltre 400 milioni di persone tra pellegrini e visitatori nel corso delle 45-46 settimane di celebrazioni. Questi reportage ovviamente facevano il giro delle redazioni, ma la storia vuole che non siamo mai riusciti a venderne uno.

Eppure, penso che alla gente possano interessare, vista la quantità di persone che vi assistono. Certo, non si può pubblicare ogni anno un servizio sul Palio di Siena, ma sicuramente il Kumbh Mela, che ha un lasso temporale così importante, dovrebbe finire sulla carta o online, se non altro perché tra una festa e l’altra è quasi passata metà generazione.

Mi viene in mente il mio amico Giancarlo Majocchi, che era un bravissimo fotografo: se non fosse stato l’AD di un’importante società, avrebbe potuto fare il fotografo professionista a tempo pieno. Era stato a fotografare il Kumbh Mela e mi portò il servizio; lo mettemmo immediatamente online e, quando nessuno lo comprò, rimase molto deluso, ma si consolò producendosi un bel libro fotografico.

Il colmo però fu quando mi chiesero di far parte della giuria di un concorso fotografico organizzato dalla Kodak. I miei colleghi giudici erano tre importanti spocchiosi critici fotografici (che però, nella vita vera, non avevano mai scattato né venduto una foto).
Dovevamo giudicare e premiare il fotografo che aveva realizzato il reportage completo migliore. In tutto c'erano una ventina di partecipanti e si trovava di tutto. Secondo me, il lavoro migliore era quello che riguardava una festa popolare spagnola, con tanto di mini corrida, in uno sperduto paesino dell’Andalusia: era originale, con luci e colori bellissimi e una sintesi descrittiva perfetta. Era splendido! Ma siccome eravamo tre contro uno (io), vinse un tristissimo reportage su un manicomio, ovviamente scattato in bianco e nero, l’unica emozione che trasmetteva era la voglia di tagliarsi le vene.

Tra poco sarà Natale, con tante feste e presepi viventi, e poi ci sarà il Carnevale di Venezia. Se non avete pretese economiche, andateci e divertitevi a scattare: sarà un po' come andare in palestra.














































