C’è un momento preciso dell'anno in cui il tempo, a Giglio Castello, sembra fermarsi per poi ripartire con il ritmo antico della vendemmia e della convivialità.

È quel fine settimana di fine estate in cui il borgo medievale si accende, i vicoli si riempiono di canti e l’aria si fa densa del profumo del mosto. A racchiudere l'essenza più profonda di questa tradizione sono i versi di Palmaperla Silvestri, che nella sua poesia “Inno al Borgo” – nata nel 2012 e aggiornata a settembre 2026 – dipinge un ritratto vivo, intimo e struggente della celebre Festa dell’Uva e delle Cantine.

Il cuore del Castello: le cantine si aprono al mondo
“Dentro al Castello, sotto ai baschetti, ci sono locali fatti perfetti…”. Tutto ha inizio lì, nel cuore di pietra del borgo, dove i vecchi magazzini scavati nel granito, solitamente custodi silenziosi di botti e tine, spalancano le loro porte per soli tre giorni.
L’idea, nata quasi vent'anni fa, nel 2008, aveva un obiettivo chiaro e ambizioso: celebrare e far conoscere la "buona nomea" dell’Ansonaco (o Ansonica), il vitigno autoctono eroe dello scoglio gigliese. Un vino che è il vero “orgoglio e vanto dell'uva dorata”, ottenuto ancora oggi seguendo i gesti sapienti tramandati dai vecchi del paese, che quell'uva la "calcicavano" con la fatica e la passione di un tempo.
Un viaggio sensoriale tra terra, mare e memoria
La festa non è solo celebrazione del vino, ma un vero e proprio trionfo della cucina isolana. Tra i vicoli stretti e le piazze illuminate, i sapori di terra e di mare si fondono, risvegliando “l’antica memoria di chi nel borgo lasciò una traccia di storia”. Ogni piatto racconta dei pescatori, dei contadini e di un’intera comunità che ha saputo strappare la vita alla roccia.
Mentre si cammina, lo sguardo viene rapito dai grappoli d'uva appesi ai chiodi lungo le mura millenarie: chicchi ambrati e maturi che sembrano attendere i visitatori, simbolo tangibile di un raccolto generoso.
Musica, menestrelli e allegria diffusa
Non c'è festa a Giglio Castello senza la sua colonna sonora. Le contrade storiche diventano una cassa di risonanza naturale dove la musica "scende" e avvolge ogni cosa. C’è spazio per l’energia trascinante del suono potente della Banda, capace di far battere il cuore all'unisono, ma c'è spazio anche per l'intimità: un menestrello, con la chitarra alla mano, sussurra canzoni che parlano d'amore e di tempi lontani, regalando ore di pura spensieratezza e allegria.
Tre giorni per innamorarsi e ritornare
Quando la festa volge al termine, dopo aver “mangiato, bevuto e cantato”, ci si ritrova a girare per il borgo felici e beati, quasi storditi da tanta bellezza.
La Festa dell'Uva dura solo tre giorni, un soffio. Ma è proprio questa sua natura effimera e intensa a renderla unica. Come ci ricorda Palmaperla Silvestri nei suoi versi finali, è un'esperienza che ha un potere quasi magico: “ti fa innamorare e poi ci ritorni”. Un appuntamento con la storia, il gusto e l'anima dell'Isola del Giglio a cui è impossibile mancare.
 
Inno al Borgo
Dentro al Castello, sotto ai baschetti
ci sono locali fatti perfetti
per contenere le botti e le tine
aperti tre giorni: son le Cantine

Orgoglio e vanto dell'uva dorata
che i nostri vecchi, colà calcicata
facevan bollire per poi ottenere
l'ansonaco giusto dentro al bicchiere.

Nel 2008 nacque l'idea
di far conoscere la buona nomea
che aveva il vitigno gigliese
gustato da tutti
fuori e dentro il paese.

Del piatto isolano il sapore
ti avvolge tra gusti di terra e di mare
e torna l'antica memoria
di chi nel borgo
lasciò una traccia di storia.

Appesa sui chiodi lungo le mura
l'uva ci aspetta ambrata e matura.
Nelle contrade la musica scende
e arriva di Banda il suono potente.

Un Menestrello chitarra alla mano
ci canterà piano
vecchie canzoni che parlan d'amore
e in allegria vivremo quell'ore.

Dopo mangiato, bevuto e cantato
Giri nel borgo felice e beato
La festa dell'uva in soli tre giorni ...
ti fa innamorare e poi ci ritorni.

Palmaperla Silvestri
Giglio Castello, settembre 2012 - Aggiornato Giglio Castello, settembre 2026.
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